
Ambiente
Oggi temi fondamentali quali la tutela dell’ambiente e la valorizzazione del patrimonio naturalistico nazionale, vengono dibattutti ed affrontati, prima che altrove, in Europa. Questo accade a causa dell’importanza che tali tematiche rivestono a livello globale; ma non bisogna dimenticare che l’ambiente incontaminato, le testimonianze storiche e i patrimoni artistici delle nostre Regioni rappresentano soprattutto un tesoro prezioso per l’Italia intera, ed in particolare per il Meridione, da promuovere adeguatamente in quanto poderoso volano potenziale di crescita del territorio e delle economie locali.
Per questo è necessario un “grande intervento” che affronti simultaneamente più problemi:
- l’esigenza di tutelare i polmoni verdi delle zone interne;
- la lotta allo spopolamento delle aree montane con rischi crescenti di dissesti e frane;
- la scomparsa del pascolo e di importanti attività agricole e artigianali sui prodotti tipici e di qualità;
- la salvaguardia di aree marine e costiere di pregio ambientalistico e paesaggistico enorme;
- la cancellazione di piccole comunità, civiltà e culture, da sempre parte del nostro patrimonio.
E’ necessaria quindi una stretta integrazione degli interventi su parchi e sulle aree protette con le politiche territoriali e settoriali: agricoltura, forestazione, difesa del suolo, tutela paesaggistica, recupero dei centri storici e ordinamento urbano, turismo, agriturismo e tempo libero.
Nello specifico, emerge con evidenza la necessità di un miglioramento e di un recupero ambientale generale delle aree da proteggere, soprattutto con opere di regolamentazione delle attività agro-pastorali e di forestazione, con la sistemazione della viabilità sentieristica, dei percorsi pedonali, delle strutture di sosta insieme agli edifici per la gestione dell’area. Si tratta di interventi che riguardano la protezione dai rischi di calamità naturali ma, soprattutto, dall’inquinamento o dal degrado causati dall’uomo.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che la valorizzazione delle risorse e dei siti culturali, attraverso un sistema di parchi ed aree protette, dovrà configurarsi come una struttura articolata di servizio, ai fini di un miglioramento della qualità della vita delle popolazioni. La tutela ambientale, tra i suoi punti salienti, deve annoverare la protezione del territorio, ovvero il mantenimento e il ripristino di condizioni essenziali per la vita e per l’esercizio delle attività economiche e sociali. In questa strategia d’intervento si inquadra un’azione mirata a potenziare i sistemi locali di smaltimento rifiuti, arrestando fenomeni di utilizzazione selvaggia ed indiscriminata del territorio.
Risulta evidente il peso e l’importanza che in questo caso assume una collaborazione reale ed operativa tra la Comunità europea, il Governo centrale e le nostre Regioni: interventi da avviare, scelte di fattibilità relative alle tecnologie da usare e, soprattutto, individuazione dei siti in cui ubicare le unità di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in relazione ai bacini d’utenza. Tutto ciò da avviare e gestire contemporaneamente ad un necessario sviluppo delle attività di ricerca e di sperimentazione, che dovranno orientarsi verso le più appropriate ed efficienti metodologie/tecniche di recupero, ripristino e tutela del patrimonio naturale e civile.
Agricoltura
L’eccellente, equilibrato e paziente lavoro svolto in questi anni dal Governo ha garantito all’agricoltura italiana di conservare un plafond finanziario di tutto rispetto che potrà essere utilizzato a favore di un settore di qualità e con valenza multifunzionale. Oggi possiamo affermare di disporre di una politica europea, per il periodo successivo al 2006, concepita su premesse rigorose e credibili in grado di rendere meno problematico il processo di allargamento ai nuovi 10 partners dell’Europa dell’est. Occorre concentrare gli sforzi in azioni che portino alla nascita e alla crescita di sistemi di imprese orientate al mercato e che consentano all’agricoltura di far fronte alla inequivocabile domanda di qualità che i consumatori italiani ed europei esprimono con assoluta chiarezza. L’agricoltura e l’agroalimentare del Mezzogiorno devono colmare i ritardi dovuti alla mancanza di qualità nell’utilizzo delle risorse che la PAC (Politica agricola comunitaria) ha messo a disposizione.
C’è bisogno di portare in Europa una nuova concezione del valore dell’impresa agricola che, oggi più che mai, assume un ruolo strategico nell’economia globale. Occorre a) migliorare il dialogo tra produttori di base e le altre componenti delle filiere agroalimentari; b) persuadere l’industria e la grande distribuzione che è stato ed è un errore emarginare la produzione primaria nei processi di filiera; c) rimuovere la convinzione che sia indifferente per l’industria e per la distribuzione trovare qui o altrove la materia prima. E’ certamente dannoso lasciare le imprese agricole soffocate dalla bassa redditività e senza sbocchi. Ma lo è per l’insieme della filiera che deve meglio capire quanto sia irragionevole e suicida rinunciare all’apporto di una agricoltura orientata alla qualità. Così facendo si trascura e si disperde quel valore straordinario anche e soprattutto economico della territorialità che non ha niente a che fare con il localismo. E’, anzi, per molti aspetti, il suo contrario, perché la territorialità come valore economico è quanto di più esportabile si possa immaginare.
In questo contesto è fin troppo evidente che il modello produttivo cui appare orientato l’impiego di organismi geneticamente modificati sia il grande nemico della tipicità ed il grande alleato dell’omologazione.. L’identità storico-culturale di ciascun prodotto, se si dovesse fare spazio all’impiego degli O.G.M, finirebbe con il venir meno, risultando compromesse le vocazioni culturali delle diverse aree produttive che trovano nella loro diversità il loro reale punto di forza. Le moderne biotecnologie rappresentano sicuramente lo strumento per produrre di più, ma di questo la nostra agricoltura, sostenibile, multifunzionale, competitiva e diffusa sul territorio, può e deve farne a meno. Voglio portare in Europa la centralità del ruolo del cittadino-consumatore che sappiamo ormai attento e disponibile a riconoscere un sostegno finanziario solo in quanto risulti economicamente giustificato e socialmente accettabile.
Trasporti
Il Meridione sconta ancora oggi un ritardo infrastrutturale, che ostacola la mobilità di persone, merci e informazioni. Il sistema delle imprese, già svantaggiato per i collegamenti, deve subire un ritardo enorme legato alla carenza di infrastrutture legate alle reti telematiche che sono il futuro delle economie avanzate.
Occorre migliorare le strutture viarie portanti, accrescere quelle esistenti ed accellerare l’iter per la realizzazione delle grandi opere rimaste incompiute. Bisogna, inoltre, potenziare la rete ferroviaria, che svolge attualmente un ruolo determinante ma ancora poco sviluppato nel trasporto del Meridione.
Migliori collegamenti, dunque, anche attraverso progetti che portino l’alta velocità nelle nostre regioni.
Sviluppo
Lo sviluppo dell’economia si colloca al primo posto tra gli obiettivi di Aldo Patriciello che, prima di essere un politico, è stato un imprenditore: se le imprese crescono aumenta anche il benessere di tutti, diminuendo contestualmente la disoccupazione. Il futuro del centro-sud Italia è legato, quindi, al rilancio di una cultura imprenditoriale che si affianchi alle nuove tecnologie, capaci insieme di sviluppare:
• l’agricoltura, di qualità, tipica e biologica (industria di trasformazione non inquinante);
• le piccole e medie imprese, soprattutto in relazione al know-how e ai marchi italiani;
• il turismo, soprattutto quello legato all’ambiente e alla cultura.
E’ necessario agire in maniera forte su più fronti, per dare impulso ai citati settori e proteggerli allo stesso tempo dai possibili rischi rappresentati da un’ Europa allargata. Occorre, quindi, non solo adeguare le infrastrutture – cominciando da quelle vitali – quali ad esempio i trasporti, le reti di metanizzazione, gli acquedotti e le reti telematiche, ma anche potenziare la competizione con i mercati internazionali. Per non compromettere i risultati già raggiunti, ottenuti grazie anche ai finanziamenti messi in campo dall’Unione Europea, si rende necessaria, nei prossimi anni, una forte iniziativa che consenta di costruire, in un quadro di concertazione e cooperazione fra i diversi livelli istituzionali, una strategia di sviluppo per ogni singola Regione. E’ necessario porre al centro della strategia di sviluppo regionale l’obiettivo del consolidamento e dell’incremento dell’apparato manifatturiero, da conseguire attraverso il rafforzamento della competitività delle piccole e medie imprese regionali. Una fondamentale importanza assume, inoltre, la valorizzazione delle risorse turistiche, ambientali e culturali: in Italia si concentra il 50% dell’intero patrimonio artistico e culturale mondiale, la maggior parte del quale localizzato proprio nel Mezzogiorno, insieme a bellezze naturali diffuse, seppur degradate in alcune aree, unitamente ad un patrimonio enogastronomico di elevatissimo livello. Si tratta di risorse che devono essere valorizzate e promosse con assoluta priorità, in quanto capaci di sviluppare livelli elevati di flussi turistici, attraverso l’offerta di ‘pacchetti’ assolutamente inarrivabili per qualsiasi altro Paese sul mercato internazionale.
Giovani
Aldo Patriciello ha avuto modo di utilizzare al meglio le favorevoli opportunità di formazione e di lavoro che gli sono state offerte dalla vita, non sempre invece concesse ai giovani del centro sud Italia. E’ questo il motivo per cui oggi è in grado di comprendere sia le difficoltà che spesso si presentano ai giovani, sia le soluzioni – soprattutto in ambito europeo – che possono facilitare e migliorare il loro ingresso nel mondo del lavoro.
Oggi l’Europa rappresenta per i giovani un’importante occasione da non lasciarsi sfuggire, perché promuove nuovi e più moderni settori d’impiego, ma rilancia e valorizza anche l’importanza di quei lavori tradizionali che fino ad oggi sono stati erroneamente trascurati. Si tratta nel complesso di una realtà che si mostra sempre più dinamica e veloce, e che richiede, quindi, un’impegno forte ed iniziative mirate.
L’obiettivo prioritario di Aldo Patriciello è quello di ridare fiducia e speranza nel futuro ai nostri ragazzi.
Contribuire cioé a rimuovere quegli ostacoli che continuamente impediscono alle nuove generazioni di dare conto di sé e delle proprie capacità con iniziative autonome o che ne rallentano l’ingresso nel mondo del lavoro, ma fornire anche gli strumenti necessari a dare un impulso forte ai ragazzi del sud Italia: una valida strategia di investimenti per la valorizzazione del capitale umano, della ricerca scientifica e di tutti gli strumenti operativi necessari a sostenere la formazione e la diffusione di una moderna cultura imprenditoriale.
Questi sono gli obiettivi di Aldo Patriciello, che si traducono nella volontà di impostare nuove regole ed interventi che migliorino e facilitino la gestione del mercato flessibile del lavoro e che contribuiscano ad abbattere i vincoli burocratici che rallentano l’accesso al credito per i giovani, ostacolando l’avvio di programmi di formazione mirata.














