1. Onorevole Patriciello, negli ultimi mesi sono tornate a circolare con insistenza ipotesi su un suo possibile riavvicinamento a Forza Italia, dopo il suo approdo alla Lega. Può chiarire se si tratta solo di indiscrezioni o se esistono reali valutazioni politiche in corso?

Sono ben felice di chiarire e, anzi, lo voglio fare nel modo più trasparente possibile: non c’è nulla di vero, è pura fantapolitica. Faccio fatica a comprendere da dove nascano certe ricostruzioni che, ribadisco, sono campate sul nulla. Ho intrapreso un percorso con la Lega che intendo portare avanti con dedizione e serietà, sia come Coordinatore del partito in Molise, sia a Bruxelles, nel gruppo “Patrioti per l’Europa”. Il resto sono chiacchiere.

 

  1. Lei è stato per molti anni una figura di riferimento di Forza Italia, poi il passaggio alla Lega ha segnato una scelta netta. Oggi, alla luce delle dinamiche interne al centrodestra, si sente pienamente rappresentato dalla linea politica della Lega o percepisce distanze su alcuni temi?

Non rinnego nulla del mio passato in Forza Italia, ci mancherebbe. Il mio legame personale col Presidente Berlusconi è sempre stato solido leale e sincero. Ma con la sua scomparsa è venuto a mancare un pilastro troppo importante. Ho avuto bisogno di stimoli nuovi che ho trovato nella Lega, nel suo modo pragmatico di affrontare i problemi del Paese, nella difesa dei valori cristiani che stiamo portando avanti anche sul piano europeo. Con Salvini sono sempre stato chiaro: la mia anima moderata rimane tale, vengo dalla scuola politica della DC. Ma questo retaggio è una ricchezza per il partito, non certo un problema.

 

  1. Nel dibattito interno al centrodestra emergono spesso tensioni tra le diverse anime della coalizione, in particolare tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Come valuta lo stato attuale dei rapporti tra questi partiti e quanto ritiene solida l’unità della coalizione?

È normale dialettica politica tra partiti di una coalizione di Governo. È fisiologico e rassicurante per la democrazia discutere – anche animatamente – sugli indirizzi politici da dare al Paese. Guai non se non fosse così. Ma resto convinto che Giorgia Meloni sia una leader capace nel dare forma ad una sintesi tra le varie posizioni dei partiti.

 

  1. Secondo alcune letture politiche, il centrodestra sta attraversando una fase di riassestamento, anche in vista delle prossime scadenze elettorali nazionali ed europee. Quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità strategiche per mantenere coesa la coalizione?

Guardi, come imprenditore e padre di famiglia, io resto convinto che la priorità debba essere quella di creare condizioni di vita migliori per famiglie e imprese. Non a parole, ma con fatti concreti. Il grande lavoro del governo sul PNRR, ad esempio, sta andando nella direzione giusta. C’è poi da affrontare seriamente il divario infrastrutturale del nostro Sud. E anche qui, me lo lasci dire, la retorica sta lasciando spazio ai risultati: penso ai lavori della Napoli-Bari, al ponte sullo stretto, agli investimenti sullo scalo aeroportuale di Grazzanise ed altro. Credo che mai prima d’ora il sud abbia avuto un’attenzione particolare come quella che il Ministro Salvini sta dimostrando in questi anni. Con buona pace di chi ancora si ostina a raccontare la favoletta della Lega come partito antimeridionale.

 

  1. Lei oramai è un veterano del Parlamento europeo. Come è cambiata l’UE in questi anni e quali saranno le sfide più importanti del prossimo futuro?

La questione non è quanto sia cambiata, quanto piuttosto se sia cambiata in meglio o in peggio. E i fatti, purtroppo, indicano la seconda opzione. Le faccio un esempio concreto: le follie sulla corsa al green nel settore auto hanno danneggiato pesantemente l’industria europea dell’automotive, favorendo al contempo la Cina che, invece, dei vincoli e delle regole sull’inquinamento se ne frega altamente. Siamo stati i soli ad essere contrari, oggi invece ci danno tutti ragione. E ancora: c’è da fare molto più contro l’immigrazione irregolare, sulla difesa dei nostri valori occidentali, sulla trasparenza con cui vengono assegnati i fondi alle Regioni e, infine, essere più incisivi nei conflitti internazionali per ristabilire la pace e porre fine alle guerre. Insomma: c’è da scegliere cosa fare da grandi.

 

 

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